“Ciò che non affrontiamo ci possiede”. Carl Jung.
Siamo creature che assorbiamo tutto quello che vediamo intorno a noi e impariamo da esso.
Da quando nasciamo e forse anche prima di nascere, nel ventre della madre, il feto sente tutto quello che succede intorno a lui.
Sentiamo i sapori del cibo che nostra madre consuma, sentiamo le voci di lei e di chi interloquisce con lei.
Sentiamo emozioni di gioia, di tristezza e di rabbia.
Non capiamo cosa sia, pero lo sentiamo e l’assorbiamo, lo memorizziamo comunque.
Appena nati sentiamo per qualche istante il freddo mondo che ci accoglie per poi essere avvolti in una morbida coperta che ci riscalda mentre ci presentano i nostri genitori o chi per loro ci accudirà.
Riconosciamo le loro voci, quelle voci che sentivamo vicine a noi, e cosi inizia il nostro percorso in questo mondo.
Non abbiamo scelto i nostri genitori, o per meglio dire non in apparenza.
Chi sta accanto nostro può essere la persona più amorevole del mondo oppure la più perfida.
Questo lo impariamo man mano che cresciamo e iniziamo una relazione famigliare e di dipendenza da essa, che si protrae per molti anni, finché un giorno ci sentiamo forti e sicuri di noi e decidiamo di lasciare quella mano che ci aveva guidato e indirizzato in questa avventura per la vita.
Non senza esere stati in qualche modo plasmati da quelle figure che ci hanno aiutato a sopravivere gli anni più indifesi della nostra essistenza.
E cosi diventiamo dei giovani adulti che camminano per la vita con un po’ di stupore e curiosità, oppure con paura e risentimento per le lezioni affrontate in passato.
Diventiamo uomini adulti e maturi con un bagaglio parentale e culturale non indifferente, e mille possibilità di continuare ad acquisire altre esperienze lungo il percorso.
E’ inevitabile che in qualche modo e momento preciso della nostra esistenza noi ci scontriamo con situazioni dolorose e impattanti
che ci lasciano delle perplessità, confusione, paura e traumi.
Sono le conseguenze della vita, della esistenza umana, della esperienza terrena.
Queste emozioni e i suoi effetti rimangono dentro di noi, e se non le diamo la giusta attenzione e comprensione di quello che è e come ci affetta,
verrà sotterrata in infinite cape di cemento con il fine di ignorarle e non pensarci più.
E’ un modo come un altro di risolvere le cose che ci succedono in questa vita.
Senza sapere che proprio quella emozione negativa, quel esperienza traumatica, quella sensazione di tristezza e impotenza ci guiderà e controllerà il resto della nostra vita, dalle profondità del nostro inconscio.
Per questo motivo in invariati momenti della nostra esistenza reagiamo alle circostanze in modi estranei a noi, molto diverso a come avremo voluto reagire se avessimo avuto un minimo di autocontrollo interiore.
E la nostra colpa aumenta ancora di più, ci invade un senso di frustrazione e impotenza che non fa altro che aumentare il senso di inadeguatezza.
Abbiamo altre emozioni da soterrare ancanto a quelle già sepolte da anni.
E la nostra energia si disperde in questa azione.
Non siamo più noi stessi, siamo le maschere che ci mettiamo ogni giorno per non far uscire neanche un filo d’ombra, per non tradirci davanti agli altri.
E cosi ci sentiamo deboli e insignificanti davanti a tutti.
Ma se noi per un istante andassimo giù ai piani bassi della nostra coscienza e cominciassimo a scavare e rompere tutto quel cemento e terra che abbiamo messo sopra le nostre emozioni negative, quelle che ci fanno paura, quelle che non riusciamo a guardare in faccia.
E se solo per un momento ci fermassimo ad osservarle e provare a capire perché ci fanno tanta paura da negarle, da evitarle e da ignorarle.
Probabilmente vedremo che non sono così spaventose come ce le ricordavamo, forse ora non fanno tanta paura come allora.
Forse ora abbiamo il coraggio e la forza da guardarle e osservarle da vicino.
E se così fosse probabilmente ci accorgeremo che entra in noi una energia, una forza che ci aiuta a metabolizzarle e a digerirle in modo positivo.
Probabilmente ci vuole tanto coraggio, ma sicuramente quel coraggio aumenterà man mano che noi le osserviamo con distacco e la dovuta distanza da capire perché è successo tutto ciò e come possiamo trasformarlo in emozioni positive.
Se non altro almeno emozioni neutre che ci permetano di andar avanti senza il peso di quelle situazioni che ci frenavano e ci guidavano nel ombra.
Se riusciamo ad osservarle e abbracciarle per quello che sono state, forse riusciremo a saldare i conti con noi stessi, e ammirarci per il coraggio che abbiamo avuto.
Una forza invisibile entrerebbe in noi capace di illuminare anche il più piccolo angolo nascosto della nostra vita e trasformare quelle ombre, quelle emozioni in energia pura, in forza.
Quella forza che ci fa alzare la testa, fa diventare diritta la nostra schiena piegata dal peso di quelle emozioni, che ora non ci dominano più.
Cammineremo con un paso lento e fermo perché già niente ci fa più paura.
Ci riempiremo di una luce divina che illuminerà il camino di altri e l’incoraggerà a guardarsi dentro, per essere liberi.

